sabato, novembre 19, 2005

What computers still can't do? [1]


A critical of artificial reason.

Sono tante le cose che i computer non sono ancora in grado di fare. Ad esempio non possono fare la pizza. Vi immaginate una macchina che sforna pizza di ogni genere semplicemente compilando il seguente codice:


void main(){
char[50] pizzaName;
scanf("%s", pizzaName);
printf("Ritira la tua %s dal cassetto cdrom", pizzaName);
printf("Press any key to exit");
}

Non sarebbe bello? Comunque a parte gli scherzi anche il signor Dreyfus si è dovuto ricredete scrivendo il suo secondo libro dal titolo "What computer Still can't do?"
Naturalmente l'Intelligenza Artificiale è un campo in continuo cambiamento, quindi è lecito porsi delle domande e dopo qualche anno autosmentirsi.

Cosa secondo voi i computer non sono ancora in grado di fare? Io ho qualche idea, ma mi piacerebbe sentire le vostre. Thanks

[1] What Computers Still Can't Do: A Critique of Artificial Reason. by Hubert L. Dreyfus

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3 Comments:

  • sei nerd :D

    By Blogger Bacco , at 6:32 PM  

  • Non so di cosa parli questo nuovo libro di Dreyfus, ma dal titolo sembrerebbe davvero che ha cambiato idea. Comunque, è importante dire che tra i due libri (“Cosa i computer non possono fare?” e “Cosa i computer non possono ANCORA fare?”) c’è stato un periodo in cui Dreyfus si è occupato della filosofia di Heidegger, cercando di avvalersi delle sue teorie per trovare una conferma sui limiti dell’intelligenza artificiale. Ora, non è il caso di parlare qui del sistema filosofico di Heidegger (probabilmente il più grande filosofo del Novecento), perché è davvero ampio e complesso, e d’altra parte non si è mai direttamente occupato dei problemi della mente e della coscienza. Seguendo Dreyfus, però, quello che si può dire riguardo il discorso dell’intelligenza artificiale è che, fondamentalmente, quello che Heidegger ha mostrato in Essere e Tempo è che tra uomo e mondo esiste un rapporto di coappartenenza originaria, dato dal fatto che l’uomo è sempre “in situazione”, ovvero, da un punto di vista ontologico, cioè di studio dell’essere (è l’ontologia il problema fondamentale di Heidegger), l’essere dell’uomo è originariamente un”essere-nel-mondo”: non si può pensare un uomo se non nel suo rapporto di “familiarità con il mondo”, e al contempo non possiamo pensare al mondo se non in quanto “nostro mondo”, cioè mondo in quanto incontrato e vissuto da noi. In questo senso, il nostro rapporto con il mondo non è nemmeno propriamente un “rapporto”, perché non ci sono nemmeno due cose distinte da rapportare (noi e il mondo), ovvero, fondamentalmente, non ha senso nemmeno partire da una rigida contrapposizione “soggetto-oggetto”, i quali esistono solo in un secondo momento, come nostre attribuzioni di senso e come conseguenza del nostro linguaggio, che crea i suoi oggetti. Questo si potrebbe tradurre dicendo che quando guardo dentro di me, nella mia coscienza, trovo in realtà il mondo, e non me stesso in quanto ciò che è separato dal mondo; allo stesso modo, quando guardo “fuori di me”, non trovo “il mondo”, quell’oggetto che se ne sta là, ma trovo la mia coscienza del mondo.
    Se si porta questo discorso sul piano dell’intelligenza artificiale, come ha fatto Dreyfus, si vede come le macchine non siano assolutamente in grado di ricreare questa situazione in cui si trova “gettato” l’’uomo (l’essere-gettato nel mondo è una struttura fondamentale dell’Esser-ci, cioè dell’uomo, per Heidegger), perché le macchine possono solo ricreare stati discreti e regole che relazionano gli oggetti del mondo alle capacità di elaborazione di un soggetto, ma abbiamo detto che l’uomo non è originariamente un soggetto che sta di fronte a un oggetto, ma è semplicemente un “essere-nel-mondo” cui successivamente vengono attribuite delle determinazioni mentalistiche in termini di “coscienza”, o di “mente”: ma sono appunto solo nostre attribuzioni; inoltre, il suo essere sempre costitutivamente “in situazione”, in rapporto di “familiarità” con il mondo, non lo rende assimilabile a un modello di stati discreti quale quello che viene istanziato nelle macchine: una macchina può creare ora uno stato in cui “crede” a qualcosa, ora uno stato in cui “vuole” qualcosa, e via dicendo, e può anche creare più stati come questi contemporaneamente: ma l’uomo non ha mai semplicemente una credenza, o una credenza + un desiderio, o una credenza + un desiderio + una paura, e via dicendo: l’uomo ha sempre queste cose, riunite peraltro in una unica sfera indifferenziata, più il suo costitutivo essere in situazione, la sua costitutiva familiarità con il mondo, che potemmo vedere come uno sfondo costante, e che non è assolutamente ricreabile da una macchina, perché implica un avere vissuto “già-sempre” nel mondo, un vivere in quanto già-sempre nel mondo, un essere già sempre nel mondo, che può appunto appartenere solo all’ “essere-nel-mondo”, cioè all’uomo.
    C’è un libro in cui sono riuniti, in forma di varie interviste ( Cervelli che parlano. Il dibattito su mente, coscienza e intelligenza artificiale, a cura di Eddy Carli, Bruno Mondatori, Milano 1997), alcuni interventi dei più importanti studiosi, neurobiologi e filosofi contemporanei sulla mente, dove Dreyfus dice, testualmente: “per riprodurre il contesto umano, il computer dovrebbe essere in grado di “essere in situazione”, di “sentirsi situato”, ma il computer non è mai in una situazione specifica. […]. Sono convinto che, per quanto l’intelligenza artificiale possa svilupparsi e progredire, non sarà mai in grado di elaborare un programma capace di interagire con il mondo e di orientarsi con successo nelle scelte complesse, ma talvolta anche semplici e banali, che caratterizzano la vita quotidiana degli uomini. Credo che, sul piano teoretico, l’intelligenza artificiale si stia rivelando un enorme fallimento, e non vedo grandi sviluppi futuri, almeno in relazione ad una comprensione filosofica del mondo, anzi credo che nei prossimi dieci anni essa andrà completamente scomparendo”. (1997)
    Questo significa, per tornare a quanto scritto nel messaggio sopra, che il problema non è tanto se una macchina è o non è in grado di fare una pizza (non ho molte conoscenze tecniche, ma non credo ci sarebbero molti problemi e costruire una macchina che sceglie gli ingredienti ,impasta, inforna, valuta il tempo di cottura, e ti serve una pizza), ma il problema è: una macchina può fare una pizza nello stesso modo e con lo stesso approccio alla preparazione che ha un pizzaiolo “vero”?
    Secondo me no, e i motivi sono propri quelli scritti qui sopra. E proprio per questo è abbastanza sorprendente il cambio di rotta di Dreyfus in quest’ultimo libro (sempre che effettivamente si tratti di un cambio di rotta).
    Mi piacerebbe che qualcuno che ha letto il libro, o semplicemente ne ha sentito parlare, mi dicesse cosa c’è scritto (io non ho molto tempo di leggerlo adesso).
    Ad ogni modo, alla domanda “cosa una macchina non può fare?”, stando a quanto appena detto io direi che non può “vivere”, nel senso in cui “vive” un uomo, e di conseguenza una macchina non può neanche “morire”, nel senso in cui “muore” un uomo : e per me queste due cose sono sufficienti a separare irrimediabilmente intelligenza artificiale e intelligenza cosciente umana, perché, più o meno consapevolmente ( e non consapevolmente negli animali), è in base alla vita e alla morte che si determina la maggior parte della nostra attività mentale ( anche quella degli animali), cioè pensiamo sempre in funzione del mantenimento dell’una e dello sfuggire all’altra, e questo la macchina non può farlo, per il semplice motivo che, non essendo vivente, non muore come muore un essere vivente; oltretutto l’uomo, in più rispetto non solo alle macchine, ma anche agli animali, è tale in quanto “sa” della propria morte ( l’ essere-nel-mondo è essere-per-la-morte, dice sempre Heidegger), e la morte rimane sullo sfondo di ogni sua attività e pensiero, oltre ad essere il destino di ogni suo progetto; ed è proprio questa la condizione costitutiva dell’ essere-nel-mondo che una macchina non può essere in grado di ricreare. La macchina non muore, al limite smette di funzionare.

    By Blogger giubi81 , at 11:33 AM  

  • Grazie Giubi per i continui contributi in campo filosofico e in quelle dell'A.I.

    Sono contento che ci sia qualcuno che si occupi di queste cose fra di noi.

    Mi raccomando continua a postare.
    Ti farò leggere la mia decima obiezione al test di Turing.

    By Blogger Luca , at 1:42 PM  

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