lunedì, gennaio 30, 2006

Uno strike alla consuetudine

La consuetudine è una natura che distrugge la prima.

Ieri sono stato al bowling. Era da tanto che non ci tornavo e ho avuto la fortuna di andarci con dei buoni amici. Uno l'ho convinto dicendogli che era da tanto che non si andava a fare due spare, come ai vecchi tempi, mentre l'altro chiedendogli di non fare il pappagallo e di andare contro la solita, scontata consuetudine. Il bilancio è stato piuttosto positivo dato che ho riscoperto di avere un braccio che al confronto un goniometro è meno preciso. Abbiamo giocato 5 partite e alla fine sono uscito con la media di 156 punti per game: non male considerando che era da tanto che non prendevo in mano una palla da dieci chili.

Certo, il Grande Lebowsky era più bravo, ma lui andava al bowling tutti i giorni, era un professionista e beveva consuetudinamente un white russian per riscaldarsi. Forse non aveva un braccio come il mio, però lui era allenato e questo fa la differenza. Tuttavia non vorrei essere nei panni di Lebowsky, che giocava sempre al bowling e si rifiutava di combattere la consuetudine. Io ci sto mettendo parecchio impegno e sto cercando di convertire qualche amico.

La consuetudine spesso ha il lato positivo di unire gli amici sempre attorno allo stesso tavolo, con la solita bibita, ma ha anche il lato negativo di portare le persone a fare sempre le stesse cose, gli stessi discorsi. Quindi vorrei non essere rapito dalla consuetudine, ma vorrei rapire la consuetudine, avvolgendola in una busta, e liberarla solo quando la solitudine avanza. Questo non significa però imprigionare anche gli amici nella stessa busta, anzi, tenere fuori gli amici e fare tutti insieme uno strike contro la consuetudine. E' chiaro che se uno fa spare non cambia niente, l'importante è abbattere tutti i birilli che la consuetudine tiene su.

Etichette: , ,