domenica, marzo 26, 2006

Segni particolari degli States

Da che cosa ti accorgi di essere stato in USA.

Statue of Liberty, Starbucks, New York Library, fast food, New York Stock Exchange, Financial district, Burger King, please remove your hat, McDonald, oh right man, subway, stay not lear the closing door, central bank of America, technologies, Crobar, wireless, how you doin' man, internet, Ipod, China town, Rockfeller center, ketchup, Broadway, little Italy, Time Square, Epsn zone, Greenwich village, Madison square Garden, Soho, the bull, Bryant Park, Tribeca, 5th avenue, Wall street, orange juice, Trinity church, Empire State building, Ellis islans, Chelsea, gatorade, New York knicks, cash, denies, sale, secutiry bag inspection, ancient, Hot dog, dollars, credit card, metro card, bacon, limousine, hammer, walk, photos, celtics, Boston Garden, Flat center, M.I.T., Harvard university, computer science, city hall, James Brown, holograms.

Un thanks particolare a Max.

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venerdì, marzo 24, 2006

The land of the celtics

Rieccomi qui, questa volta da una postazione a pagamento, anche se sfruttando qualche bug di microsoft. . .ehm. Oggi visita a Boston City, la terra dei Celtics. Una camminata durata tutto il giorno iniziata con colazione presso "au bon pain" a base di gatorade e apple danish. Visita al distretto finanziario, al parco comunale, una passeggiata sul lungo mare con il sole che, al tramonto, ci ha portati a "lil'Italy", piccolo quartiere italiano in questa grande citta'. Dopo aver acquistato qualche souvenir, ci siamo proiettati nel centro storico e abbiamo visitato i mercatini tipici "all'americana" della citta'.
Dopo aver fatto riposare i legamenti su comode sedie gentilmene fornite dalla hall cittadina, ci siamo intrufolati nei grossi centri commerciali della città, all'interno dei grattacieli, uniti per mezzo di pensiline a vetro, e abbiamo acquisito una buona dose di proteine e pepsi cola. Infine, eccoci qui, davanti ad un monitor per aggiornare il mio diario, pronti per andare a nanna. Domani sveglia presto per smaltire piu' velocemente l'effetto jet lag del volo che nel pomeriggio ci tocchera' prendere per il rientro nella tanto amata Italia.

Dunque ancora poche ore nella splendida town simboleggiata dal trifoglio. Ma prima di andarcene domani mattina sara' la volta di Harvard University, il famoso ateneo in quel di Cambridge: vedremo se sapra' reggere il confronto con l'M.I.T..

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giovedì, marzo 23, 2006

Cambridge, Massachusetts, M.I.T. 18:12 PM

Eccomi a Cambridge, non la famosa localita' bretone, bensi' la citta' al di la' del Harvard Bridge (Massachusetts avenue) di Boston. Piu' precisamente sto scrivendo dalla libreria del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology). Una universita' che si estende per parecchi isolati, con una miriade di padiglioni, laboratori, centri di ricerca, hall ricreative, bar. Una town per gli studenti amanti della tecnologia. Una Universita' insomma...

Dopo aver visitato qualche padiglione e il MIT Museum, abbiamo pranzato in una delle mense dell'ateneo e abbiamo avuto la possibilita' di parlare con uno studente del posto che ci ha descritto la vita qui a Cambridge. Una vera vita da studente, vita da studente motivato ad imparare ed inventare, studente considerato come tale e non come un numero. Insomma un istituto del quale far parte, dove non c'è la differenza fra professore e studente, dove le persone sono considerate tutte allo stesso livello.

Adesso dovremmo ripercorrere il ponte e ritornare nella terra dei Celtics per visitare un po' meglio la citta' di Boston, terra tranquilla, pulita, organizzata. Un saluto a tutti i tecnologi italiani.

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mercoledì, marzo 22, 2006

Sbarco nel Massachusetts

Eccomi di nuovo qui. Questa volta scrivo da una postazione fornita dall'ostello di Boston. Proprio cosi', non siamo piu' nella citta' che non dorme mai. La giornata di ieri e' terminata con visita al quartiere di Harlem, una zona afro-americana. Era sera inoltrata e in quei posto è sempre meglio guardarsi alle spalle mentre si cammina. Dopo un' abbondante cena ad un tipico self-service, ci siamo diretti verso la subway per il rientro in zona Time Square, un po' piu' illuminata di Harlem. C'era solo un piccolo quesito da risolvere: la direzione della metropolitana da prendere. Gia' perche' se avessimo sbagliato il verso ci saremmo ritrovati in pieno Bronx e la cosa sarebbe stata abbastanza azzardata.

La fortuna ci ha assistito e quindi siamo scesi alla fermata della 54th street, zona Time Square, con l'obiettivo di raggiungere presto il nostro soppalco-dormitorio gentilmente fornito dal Swiss Hostell. Il 21 e' iniziato come tutte le mattine nel casino dei turisti spagnoli in camera. Dopo una abbondante colazione a base di yogurt e frutta ci siamo diretti a China Town dove ci attendeva un bus della Lucky Star che ci avrebbe portati nella capitale del Masschusetts. Eccoci dunque qui, a Boston, la capitale dei Celtics come dice l'insegna luminosa all'interno dell'ostello.

A me di Boston viene in mente Larry Bird, leggendaria figura della Nba, oppure M.I.T. o Havard University. Poiche' il tramonto e' passato da un pezzo ci siamo diretti verso un fast-food atipico ma pur sempre americano, ed abbiamo cenato con i soliti hamburgher. Serata ormai sfumata, dopo aver parlato con una tipa di Chicago che ci ha confermato la noiosit' di questa citta', ci siamo diretti verso un pub per gustarci una Guinnes ed un Classic Cosmopolitan. Ormai in ostello, pronti per affrontare la nostra prima notte a Boston, mandiamo un saluto a tutti gli amici italiani augurando una buona notte, anzi dato il fuso, un buon risveglio.

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lunedì, marzo 20, 2006

China Town, Little Italy, Ellis Island, Brooklyn Bridge and Empare State building

Rieccomi qui. Questa volta sto aggiornando il blog da una postazione gratuita internet presso un negozio sulla 5th avenue di elettronica. Qui sono avanti anni luce rispetto a noi. Ho appena finito di gustarmi un chees-bacon burger da Burger King. Oggi giornata tranquilla, di shopping e passeggio dato che nei giorni precedenti le visite sono state numerose.

Riagganciandomi a quanto descritto venerdi 17, e' doveroso indicare il Crobar nella zona di Chelsea, una discoteca house in cui si possono trovare tutte le razze e le eta' di dancer. Il mattino di sabato, dopo una usuale colazione abbondante a base di carne, o meglio il pomeriggio, date le ore piccole del giorno prima, abbiamo visitato China Town e cio' che rimane di Little Italy: questi cinesi sono ovunque e stanno assorbendo i pochi ristoranti "da Gennaro" rimasti. Il vento non tende a diminuire e girare per le varie street risulta spesso difficile. Nonostante cio' siamo a New York City e neanche il tempo ci ha impedito di passare per il Brooklyn Bridge e dedicare un paio di scatti alla citta' che non dorme mai.
Rientro verso le 10 pm in ostello. Il tempo di appoggiare le chiappe sul materasso "on the floor" che riapro gli occhi il giorno dopo alle 11 am. Mi accorgo di non essermi neanche messo il pigiama: eravamo cotti. Sveglia con doccia e giro presso il centro commerciale al Columbus Circle e via diretti verso l'immenso polmone di New York: Central Park.
Poiche' il parco parte dalla 59th strada e termina alla 110th strada, e' stato doveroso dedicare tutto il pomeriggio per visitarlo. Viste mozzafiato e suggestivi panorami ci hanno incantato, soprattutto la vista dalla pista di ghiaccio fra alberi e grattacieli. Dopo un rientro in zona Time Square, siamo ritornati in ostello e anche questa volta la stanchezza ha prevalso proiettandoci alla mattina di domenica.

Sveglia, doccia, colazione e via per Ellis Island, l'isola degli immigrati d'America. Dopo un giro sul battello, passando dietro la statua della liberta', siamo sbarcati sull'isola di fronte a Manhattan. Tour presso il museo dell'immigrazione e rientro a Battery Park nel Financial District. Non c'e' stato verso di trovare la statua del toro del New York Stock Exchange e quindi dopo aver visitato Trinity Churh ci siamo diretti verso l'Empare State Building. Dopo un oretta di coda ci siamo ritrovati all'82 piano dell'ormai piu' alto grattacielo della Big Apple e qui l'eccitazione e' salita alle stelle. Mai visto un panorama del genere. Dopo qualche posa a oltre 200 metri di altezza siamo riscesi dal grattacielo e ci siamo rifugiati all'ESPN Zone, un pub all'avanguardia con tre piani: first floor con tavoli per chiaccherare, second floor con poltrone e bancone per gustarsi una Hinekeen e vedersi una delle tante partite proiettate nella sala, third floor per cenare insieme ad amici.
Rientro piu' tardi del solito e sveglia questa mattina alle 10 per una giornata senza regole del tipo "va dove ti porta il cuore". Ed eccoci dunque in questo negozio di informatica a scrivere e soprattutto controllare il saldo della carta di credito, dopo la paura di una possibile clonazione. A risentirci, ma non piu' da questa fantastica citta', bensi' dalla capitale del Massachussets: Boston City.

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venerdì, marzo 17, 2006

Madison, Ground Zero, Brooklyn

Rieccomi qui. Non sono costante nello scrivere su questo blog, ma sapete New York City e' troppo grande e richiede tempo per visitarla. Inanzitutto siamo stati, la sera del 15, al Madison Square Garden e abbiamo potuto assistere ad una rara vittoria dei New York Knicks ai danni degli Atlanta Hawks dopo ben due over time. La partita e' praticamente durata due ore e mezza. Ci siamo presi, come da perfetti americani, un bicchierone di Coca Cola targato Knicks e ci siamo immersi nello stile statunitense a vedere il match. Partenza con inno americano, tutti in piedi e occhi spalancati sulle cheers leader ad ogni time out.
Il giorno 16 e' iniziato con un' altra abbondante colazione a base di hamburger, bacon e uova. Ci siamo diretti verso Ground Zero o per lo meno quello che rimane: un grosso cantiere accerchiato da cancelli sui quali affliggono le memorie degli scomparsi dell'11 Settembre 2001. Dopo un piatto di pasta dal giapponese del World TRade Center, ci siamo trattenuti mezza giornata nel Financial District, passeggiando per Wall Street e nel tardo pomeriggio, al tramonto, tramite la Subway siamo sbarcati a Brooklyn. Alle 19 ore locali ci siamo incamminati sul lungo ponte rimanendo a bocca aperta per lo spettacolo che si presentava ai nostri occhi.
Rientrando a Manatthan, ormai con le fiacche ai piedi, abbiamo ripreso la subway e siamo ritornati sulla 55-esima avenue verso il nostro ostello. Stremati, senza neanche cenare, ci siamo addormentati come due baccala' sul nostro soppalco. La giornata di oggi e' iniziata con una colazione di 15 dollari a base di pasta, carne, pollo, peperoni, patate fritte, succo d'arancia, kiwi, fragole, arancie, uva, melone. Naturalmente il pranzo e' saltato e per arrivare qui alla New York Library ci siamo imbarcati nella 5th Avenue dove c'era la processione irlandese per festeggiare S. Patrick. Al prossimo aggiornamento dalla citta' che non dorme mai.

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mercoledì, marzo 15, 2006

First Impact: too much

Eccomi qui. Dopo aver smaltito il fuso orario e dopo aver mangiato 4 volte in un giorno, mi ritrovo a scrivere questo post dalla New York Library. Ne approfitto per appoggiare le chiappe su una sedia, in un posto caldo e per far riprendere i miei piedi dalle lunghe camminate. Ieri sera l'impatto e' stato forte: abbiamo passeggiato a Time Square che di notte e' una figata poiche' le luci e le insegne su tutti i palazzi ti fanno pensare di essere al centro di una grande festa. Eravamo abbastanza esausti e siamo andati a dormire alle ore 10 locali, ossia ore 4 a.m. italiane, quindi dopo 24 ore in piedi.
Stamattina sveglia alle 7 e colazione a base di panino con bacon e uova, ed un bel succo di arancia. Partenza per Rockfeller Center passando per Time Square per una visita alla luce. Siamo saliti sul palazzo con ai piedi la famosa pista di ghiaccio, appunto il Rockfeller, e un ascensore in 30 secondi ci ha teletrasporati al 70 piano. Vista mozzafiato che ci ha immobilizzato per qualche minuto. Nonostante il forte vento a quell'altezza, abbiamo immortalato il paesaggio con alcuni scatti e ci siamo goduti il panorama. Dopo aver girato qualche isolato siamo giunti qui alla New York Library, una specie di stadio da quanto e' grande e in questo momento la fame sta salendo. Inoltre mi mancano pochi minuti prima che scada la connessione gratuita e quindi e' meglio che termino il post qui.
Ulteriori aggiornamenti saranno resi disponibili il piu' presto possibile (ASAP).

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lunedì, marzo 13, 2006

We're coming baby....

Hey mates! Today I've finally done the most difficult exam about Computer Science faculty of Varese. I'm free now, I'm free. I'm going in the city that never sleeps.

’let us be lovers we’ll marry our fortunes together’
’I’ve got some real estate here in my bag’
So we bought a pack of cigarettes and mrs. wagner pies
And we walked off to look for america
’kathy,’ I said as we boarded a greyhound in pittsburgh
’michigan seems like a dream to me now’
It took me four days to hitchhike from saginaw
I’ve gone to look for america

Laughing on the bus
Playing games with the faces
She said the man in the gabardine suit was a spy
I said ’be careful his bowtie is really a camera’

’toss me a cigarette, I think there’s one in my raincoat’
’we smoked the last one an hour ago’
So I looked at the scenery, she read her magazine
And the moon rose over an open field

’kathy, I’m lost,’ I said, though I knew she was sleeping
I’m empty and aching and I don’t know why
Counting the cars on the new jersey turnpike
They’ve all gone to look for america
All gone to look for america
All gone to look for america

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venerdì, febbraio 17, 2006

Venerdi 17

Un giorno come un altro, per me, ma per gli scaramantici non è cosi. Sta di fatto che oggi ne sono successe delle belle. Cominciamo dal principio.

Come anticipato nel post precedente, sono stato costretto a rifiutare un voto, poichè con un poco di sforzo in più posso massimizzare la valutazione. Il problema è che, dopo aver compiuto questa azione, ho sostenuto uno scritto per un altro esame, e temo l'esito non sarà dei più brillanti e spero, altresì, di non dover rifiutare anche questa valutazione. Inoltre, un professore ha valutato un progetto in maniera, a mio avviso, poco idonea allo sbattimento che ho dovuto subire per realizzare il lavoro. Mi ha invitato ad effettuare delle modifiche "contestualizzando con precisione" il mio manuscritto.

Ho realizzato adesso che il corso di specialistica non è una passeggiata, certo io voglio farlo bene, quindi è più duro della laurea di primo livello di informatica. Quindi in base a queste considerazioni, potrei schierarmi dal lato degli scaramantici.

Però, anti-scaramantico convinto, la giornata di venerdi 17 mi ha portato il passaporto con visto per USA, quindi posso ufficializzare la partenza per gli States. C'è da dire che l'ingegneria sociale si è rivelata utile anche all'ambasciata americana a Roma... :-)

Oggi ho fatto qualcosa di diverso, che non avevo mai fatto, esperienze nuove. Mi aspettavo qualcosa del genere, ma sono pur sempre esperienze differenti dalle solite. Sono un po' strapazzato da questi eventi accaduti tutti insieme e ho bisogno di mettere nel cassetto, per qualche ora, la mente, fare riposare il cervello staccando i "dentriti" dalle interferenze esterne. Purtroppo non è finita: settimana prossima mi aspetta un altro esame e inizierò a studiare hard per un altro a metà marzo.

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martedì, febbraio 14, 2006

San Valentino, Città del Vaticano e ambasciata USA

Il titolo è composto da tre differenti entità/concetti o cose, tutte accadute nello stesso giorno. Inzitutto, nell'asse temporale il giorno è quello di San Valentino. Tutti lo festeggiano, io no, essenzialmente per due motivi: non ho la ragazza e anche se l'avessi non lo festeggerei o almeno non darei così tanta importanza ad una festa consumistica.

Nello stesso giorno sono stato in Piazza San Pietro, nello Stato Pontificio. Aimè non ho visto il nuovo papa. Comuqne ho scattato parecchie foto per immortalare questo bellissimo posto che è la Città del Vaticano, delle sue bellissime opere interne a partire da quella di Michelangelo. Ho fatto una quarantina di minuti di fila, ma alla fine sono riuscito ad entrare nella basilica che prende il nome dal primo papa.

Sempre nello stesso giorno ho trascorso qualche ora all'ambasciata USA per il rilascio di un visto per gli States. Sperando che mi arrivi in tempo, il contrario sarebbe da addebitare alle Poste Italiane, sono ad un passo dagli USA. Ero in fila alle 6 del mattino, in una Roma abbastanza freddina. Gli Americani sono sempre gli Americani e si devono fare riconoscere. Per uno zaino, chissà imbottito di che (appunti di Sistemi Intelligenti ed Epistemologia), hanno fatto storie e non mi hanno fatto entrare. Neanche poggiarlo sul marciapiede davanti all'ambasciata. Paura di un attentato. Per fortuna un animo buono in fila, dopo di me, mi ha fatto il favore di tenermelo durante l'intervista da parte dell'ambasciatore, anzi dei suoi segretari.

Giornata dunque piena, senza un attimo di tregua dato che in 24 ore sono passato da Varese - Milano - Roma - Città del Vaticano - Roma - Milano - Varese.

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domenica, febbraio 05, 2006

Big city life: I'll wake up in the city that never sleeps

Big city life, me try fi get by. I'm going in the city that never sleeps. Pressure nah ease up no matter how hard me try. Big city life, I'll wake up in the city that have no Twin Towers, Here my heart have no base, and right now Babylon de pon me case.

I'll wake up in the city where the people in a show are all lined in a row. We just push on by in order to be in a city that never sleeps. Its funny, how hard we try but we'll wake up in a city that never sleeps. Take a moment to relax, before you do anything rash. Take a moment to realize I'll wake up in a different city. Don't you wanna know me? Be a friend of mine, u can come with me in a big city. If u want I'll share some wisdom with you.

Don't you ever get lonely, from time to time, fon't let the system get you down. Be a friend of mine, u can wake up in the city that never sleeps. Big city life, me try fi get by. Pressure nah ease up no matter how hard me try but I'll glad if u become my friend. Big city life, here my heart have no base, no control, it strikes quickly and right now Babylon de pon me case.

Soon our work is done and we'll wake up in the city that never sleeps. All of us one by one still we live our lives, as if all this stuff survives. U can become a friend of mine, I'll glad. I take a moment to relax, before I do anything rash, but my decision is to wake up in the city that never sleeps.

The computer scientist across the seas and the oceans, but a permanent itinerant is what I've chosen. I find myself in system prison, where the people judge the others, arisen from the vision of man kind, designed to keep me discreetly neatly in the corner. But I'm strong and I don't attend at the judgments of people. Yu'll find me with the flora and the fauna and the hardship back a yard is where my heart is still I find it hard to depart this big city life, but I've to do it.

Me try fi get by, pressure nah ease up no matter how hard me try, but you will become a friend of mine.


I'll wake up in a city that never sleep, New York is her name, but It's only a stage of my long travel.

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