sabato, dicembre 01, 2007

Varese sta bruciando

ScopoPiù passa il tempo più mi accorgo che Varese brucia...fiamme gialle, rosse. Tenente, Conrad, aperitivo al Bologna, Delight, cazzi, mazzi...che merda, Varese brucia che è una meraviglia. Sempre le stesse cose, sempre...

Qualcuno dice fishes, computer o sempre a quello pensi: fanculo dico io, meglio ritrovarsi a casa di amici a chiaccherare, giocare a carte, mangiare una pizza tutti insieme o vedere un film piuttosto che morire in centro a Varese. Varese sucks...

Le donne etichettano tutto e si comportano come in un supermercato dove tutto ha una etichetta. Perchè esistono le etichette? Non sarebbe meglio toglierle e non discriminare nulla, niente...? Un maschio non può essere un confidente? Ci sono differenze fra amici? Basta con ste discriminazioni del cazzo...

Aprite la mente, non date retta a Varese, ai soldi, sempre di più, a quei cazzo di mojiti sempre nei soliti fottuti posti...(6 euro cazzo). Una birra con gli amici è una buona pizzetta al panificio forse è meglio...

Ho bisogno di andare via da questa ipocrisia e questa rincorsa al nulla....io ho un obiettivo e voi?

Etichette: , ,

martedì, giugno 19, 2007

Frangetta - Varese is Burning

Eccezzionale e drammaticamente vero, come dice varesenews, questo è il primo video che posto da queste parti (in realtà è solo una canzone), e vale la pena sentirlo per renderci conto in che triste realtà viviamo. Varese is Burning.

Il brano è cattivello ed anche volgarotto. Il ritratto è della varesina che vive in Sant'Ambrogio, ha studiato al Cairoli, si trova con gli amici al Garibaldino, ascolta solo revival ed house commerciale, mangia dal "kebabbaro" il kebab con tutto tranne cipolla e si fa una "paglia" con gli amici.

Ragazze Varesine, ripiliatevi please, basta menarsela....
Qualcuno la pensa diversamente? Si faccia vivo please..

Etichette:

lunedì, marzo 27, 2006

Dott. Ignacio de Via Carnaga

In ritardo, ma sapete, dopo aver smaltito il fuso orario e l'ora legale tutte insieme, sto pian piano tornando alla vita di prima. Sono doverosi una serie di complimenti al neo dott. Ignacio, Igno, Giogio, Gnagno, fssueet (è un tipico fischio di via Carnaga). Anche l'amicone Giorgio si è laureato, è stata dura, ma alla fine quando si taglia il nastro del traguardo tutto lo sforzo svanisce dietro una gioia profonda.

Guarda caso anche l'amico in questione si è laureato il giorno 23, non a caso direi. C'è qualcosa che porta coloro che abitano in Via Carnaga a ricollegarsi sempre con questo numero... d'altronde abito al civico 23. Vabbè, senza nessuna allusione, ancora numerosi complimenti a colui che tra poco tempo avrà un centimetro quadrato in meno di fegato e probabilmente anche qualche neurone bruciato.

Etichette: , ,

sabato, gennaio 28, 2006

Il bello della neve

Neve. La città ne è ricoperta. Mi sembra di essere all'interno di una di quelle sfere di cristallo che si comprano dai rigattieri. Magari qualcuno si sta divertendo a scuoterla per poi rimanere ad osservare in silenzio quella bianca cascata. Tutto tace. Il bello della neve è questo in fondo. Il bello della neve è che porta i rumori lontano, in un luogo remoto. Il bello della neve è che crea una atmosfera di pace e luce. Il bello della neve è che trasforma il mondo in uno surreale in cui vorresti stare per sempre. Il bello della neve è che invece sono in piedi davanti alla finestra della mia camera, coi capelli ancora arrufati, appena svegliato, con il computer già acceso e sgranocchio un pezzo di cioccolato fondente.

Guardo fuori il bello della neve. Le strade sono deserte, solo qualche impavido, con grossi scarponi, affronta la tempesta per spalare la neve o per pulire la propria autovettura. Il bello della neve è che tutto tace. Mi riprometto di scrivere un bel post su questo fantastico blog, per ricordare questa giornata record, in cui sono caduti ben 70 cm di neve, ed era dal lontano 1985 che non accadeva: questo è il bello della neve. Ero piccolo, quindi non ricordo esattamente l'evento. Ma il bello della neve è anche questo: ti porta lontano con i pensieri. Adesso sono appoggiato al termosifone, guardando fuori dalla finestra, osservando il silenzio. Il bello della neve è che andrò a spalare davanti al garage e andrò a fare qualche foto in questa città di nome Varese, giusto per vedere che atmosfera c'è è per immortalare il bello della neve in un paese del nord Italia.

E' ora di rimettersi al lavoro. Il bello della neve è che c'è ancora, ma la primavera prima o poi ce la porterà via. Mi godo questo momento con una cioccolata calda e penso...che bella la neve.

Etichette: , ,

mercoledì, gennaio 25, 2006

La stella dell'uomo

Una mia amica qualche giorno fa mi ha detto:

Ognuno di noi ha la propria stella.

Folgorato da questa affermazione mi è venuto subito in mente il giorno 11 Maggio del 1999. Tanti, per lo più varesini si ricorderanno quella data. Proprio cosi, era sera e mi trovavo in località masnago, più precisamente al famoso palazzetto di basket della città giardino. Ero li, come migliaia di persone, di fun, di tifosi, tutti uniti per assistere ad un evento imperdibile. Non tutte le persone hanno la fortuna di partecipare ad una cosa simile: io mi sento straordinariamente fortunato e ne vado fieri.

La Pallacanestro Varese, allora roosters, stava giocando gara 3 dei play off, in casa, proprio a masnago. La situazione era a vantaggio dei padroni che si erano imposti nella prima gara sempre in casa, ed avevano espugnato, in gara due, il parquet di Treviso. La Benetton non aveva fatto i conti con Pozzecco, Meneghin & company. Era la gara decisiva e qualcosa di veramente importante stava per accadere:la vittoria dello scudetto. L'ultimo scudetto di Varese risaliva a 21 anni prima, ai tempi di Meneghin padre. Questo però non era uno scudetto qualunque, ma era il decimo scudetto, la stella, la prima per i Roosters e per tutta la città.

Il palazzetto era pieno, non c'erano posti neanche sulle scale, sulle tribune, in parterr, tutto esaurito, tutto. Ogni metro quadro di quel luogo era avvolto da bandiere, fischi, urla, applausi. Era una emozione indescrivibile. Io ero in gradinata, ma lo sapevo, anzi ci speravo, che da li a poco le cose sarebbero cambiate.

Varese, dopo un avvio incerto, iniziò a giocare bene, grintosa e col passare dei minuti l'atmosfera era sempre più calda, un sapore diverso dal solito, nuovo, inimmaginabile, mai provato. Era qualcosa di bello, la gente aveva i brividi. Ormai mancavano pochi secondi e la squadra era parecchi punti avanti. Era fatta. Varese stava vincendo lo scudetto, ma ripeto, non uno qualsiasi. Allo scadere della partita il campo venne letteralmente avvolto dai tifosi, non si capiva più niente. Pozzecco, con il naso rotto, per uno scontro contro un "nemico", era li, sul tavolo dei refertisti, gasato come non mai. Era una bella emozione. Io ero li, in mezzo alla ressa, praticamente attaccato a Pozzecco, la mia maglietta si era sporcata del suo sangue. Ma quando dal cielo iniziarono a scendere le stelle, allora la gente si rese veramente conto che in quell'occasione si stava scrivendo un capitolo della storia del basket:
La Pallacanestro Varese aveva vinto la sua prima stella, ed io ero li.

Un emozione indescrivibile, irripetibile temo. Ma io ero li, e sono felice di raccontare questa bellissima esperienza, da tifoso di Varese ad amante del basket.
Da questa gioia bisogna saper trarre una grossa considerazione:
Ognuno di noi ha la propria stella.

Etichette: , ,