
Una mia amica qualche giorno fa mi ha detto:
Ognuno di noi ha la propria stella.
Folgorato da questa affermazione mi è venuto subito in mente il giorno 11 Maggio del 1999. Tanti, per lo più varesini si ricorderanno quella data. Proprio cosi, era sera e mi trovavo in località masnago, più precisamente al famoso palazzetto di basket della città giardino. Ero li, come migliaia di persone, di fun, di tifosi, tutti uniti per assistere ad un evento imperdibile. Non tutte le persone hanno la fortuna di partecipare ad una cosa simile: io mi sento straordinariamente fortunato e ne vado fieri.
La Pallacanestro Varese, allora roosters, stava giocando gara 3 dei play off, in casa, proprio a masnago. La situazione era a vantaggio dei padroni che si erano imposti nella prima gara sempre in casa, ed avevano espugnato, in gara due, il parquet di Treviso. La Benetton non aveva fatto i conti con Pozzecco, Meneghin & company. Era la gara decisiva e qualcosa di veramente importante stava per accadere:la vittoria dello scudetto. L'ultimo scudetto di Varese risaliva a 21 anni prima, ai tempi di Meneghin padre. Questo però non era uno scudetto qualunque, ma era il decimo scudetto, la stella, la prima per i Roosters e per tutta la città.
Il palazzetto era pieno, non c'erano posti neanche sulle scale, sulle tribune, in parterr, tutto esaurito, tutto. Ogni metro quadro di quel luogo era avvolto da bandiere, fischi, urla, applausi. Era una emozione indescrivibile. Io ero in gradinata, ma lo sapevo, anzi ci speravo, che da li a poco le cose sarebbero cambiate.
Varese, dopo un avvio incerto, iniziò a giocare bene, grintosa e col passare dei minuti l'atmosfera era sempre più calda, un sapore diverso dal solito, nuovo, inimmaginabile, mai provato. Era qualcosa di bello, la gente aveva i brividi. Ormai mancavano pochi secondi e la squadra era parecchi punti avanti. Era fatta. Varese stava vincendo lo scudetto, ma ripeto, non uno qualsiasi. Allo scadere della partita il campo venne letteralmente avvolto dai tifosi, non si capiva più niente. Pozzecco, con il naso rotto, per uno scontro contro un "nemico", era li, sul tavolo dei refertisti, gasato come non mai. Era una bella emozione. Io ero li, in mezzo alla ressa, praticamente attaccato a Pozzecco, la mia maglietta si era sporcata del suo sangue. Ma quando dal cielo iniziarono a scendere le stelle, allora la gente si rese veramente conto che in quell'occasione si stava scrivendo un capitolo della storia del basket:
La Pallacanestro Varese aveva vinto la sua prima stella, ed io ero li.
Un emozione indescrivibile, irripetibile temo. Ma io ero li, e sono felice di raccontare questa bellissima esperienza, da tifoso di Varese ad amante del basket.
Da questa gioia bisogna saper trarre una grossa considerazione:
Ognuno di noi ha la propria stella.
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