martedì, febbraio 07, 2006

The last three days

Key words: tre, visita medica, barba, esami, basito, dispiaciuto, matto.

Questo è un post riassuntivo degli ultimi tre giorni. Sono incasinatissimo, veramente troppo. Ma sono convinto che tutto ciò che faccio adesso renderà il futuro più agevole e meno impegnativo, in discesa.

Ieri sono stato al campus a fare la consueta visita medica sportiva agonistica per la pratica del giuoco della pallacanestro. Tutto apposto, sia l'elettrocardiogramma prima e dopo lo sforzo su quei terribili gradini comandati da un tic-tac noioso. Ci vedo ancora bene fino alla lettera più piccola, sono alto sempre uguale (bho) e il peso è aumentato di un chiletto. Il dottore sostiene che io abbia la pressione, nella fascia della normalità, un pò alta, o meglio 'border-line'. C'è anche da dire che la pressione è stata misurata sul braccio destro. Comunque vedrò di non mangiare tutte quelle schifezze dato che l'aumento della pressione non è sicuramente dato da un problema emotivo o di stress. Cazzo, porca misera, sono tranquillo io... :-)

In palestra mi hanno dato del francescano per via della mia ormai lunga barba incolta o colta come un frate. Qualcuno ha detto che sto bene, qualcun'altro ha affermato che il ruolo di frate mi si addice: ma dove?

E' iniziata ufficialmente la fase più hard intermedia della mia vita accademica. Sulla carta ci sono sei esami da fare, su dieci totali annuali, ma spero di passarne tre e mezzo.

Rimango basito da alcuni comportamenti di persone lontane, amici, che non parlano...Avranno delle motivazioni spero.

In Università rimango dispiaciuto della presa di posizione di un amico che si è offeso per una lunga serie di scherzi compiuti con altri amici. Il mio suggerimento è di non prendersela per così poco, ci sono altre cose per cui una persona può rimanerci male. Comunque ribadisco all'amico di non dare peso a questi scherzi e di darsi da fare...

Infine il matto si riferisce allo scacco che un amico, in aula bunker la sera di domenica, mi ha dato con stupore e soddisfazione. Ero deconcentrato, ma non è una giustificazione accettabile. Comunque è un'esperienza che ho tenuto conto e oggi tale strategia si è dimostrata valida quando, nella rivincita, l'avversario è rimasto con l'alfiere e il re, contro due torri, regina, 5 pedoni, un cavallo, un alfiere e naturalmente il re nero.

Etichette: , , ,

martedì, gennaio 31, 2006

Chess hard game

Ho imparato che ci si può difendere anche attaccando e spostandosi solo davanti. Faccio delle mosse, e penso alle conseguenze. Cerco la mossa giusta per non soffrire e per non perdere la mia partita, per non chiudermi con le mie stesse mosse. Sto giocando ad uno, un brutta cosa, fa male, tanto male, ma insegna a ragionare velocemente. Non insegna a pensare bene, a fare le scelte migliori, ma all'arte della velocità. Le stanze, i muri, le vie dell'uni e tutti gli ambienti in cui cammino sono divise da quadrettini. Maledetti quadretti. Non è possibile, le persone si preoccupano delle mosse degli altri. Mi accorgo di non essere l'unico a vedere i quadretti: un ragazzo cammina saltellando sulle mattonelle grigie, e quando finiscono indietreggia su quelle chiare. Cacchio è un nerd, un nerd informatico. Ma lui forse ha qualche problema non sa neanche che può muovere la regina anzichè se stesso. Non importa, i quadretti non vanno via.

Ho imparato che posso realizzare un tipo di gioco esclusivamente controllato da me. Si proprio io lo posso controllare, basta non perdere la fiducia di vincere, basta concentrarsi. Però i quadretti portano ad altri pensieri, cacchio, inizio a vedere otto regine sulla scacchiera. Come posso fare per metterle in posizioni tali che nessuna è in posizione d'attacco dell'altra? La regina è il pezzo più importante, si può muovere in qualsiasi direzione e di quanti quadretti vuole, ma anche se muore è la strategia che permette di vincere una battaglia.

Restare immobili, fermi è uno sbaglio, un grosso sbaglio. Rinunciare a giocare è uno sbaglio ancora più grosso, non importa se le prime volte perdi, l'importante e giocare, giocare, giocare e non stare mai fermo. Non importa se rimani con solo il re, c'è sempre lo stallo, sii ottimista, pui comunque non perdere. Potrebbe andare a finire che nessuno si vuole scomporre e si crea una partita finta, senza agonismo. La competizione è importante, ti stimola, ti aumenta l'adrenalina e ti porta a fare cose che non pensavi di fare. Cacchio, tocca a me. Muovo il mio cavallo nero ed il re è impossibilitato a muoversi, è matto. Difficile, molto difficile, ma non sono io che sono stato bravo, è l'avversario che ha commesso un errore in più di me. Mai restare fermi, anche commettendo degli errori, mai restare a guardare. La prossima volta sono sicuro che mi batterà ed io sarò più forte.

Etichette: , , ,